Il cammino delle icone sacre

Percorri con noi la strada della spiritualità attraverso il significato delle icone

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Icone ortodosse

Il termine ortodosso, con il quale si identificano le chiese cristiane eredi dell’Impero bizantino, contiene in sé il concetto di “retta dottrina” e “corretta opinione”, quasi a rivendicare un primato delle comunità cristiane che fanno risalire la loro nascita alla mattina di Pasqua rispetto alle altre.

Il termine “ortodossia” esprime in realtà nel linguaggio della Chiesa soprattutto la completa adesione al messaggio evangelico originario di Gesù, come trasmesso dagli apostoli, senza alcun tipo di modifica. Una fedeltà praticamente totale che si trasmette anche alle opere d’arte che di questo messaggio sono espressione.

E’ questo plausibilmente il motivo dell’apparente immobilità dell’iconografia ortodossa: variare anche solo un particolare può precipitare l’iconografo, lo “scrittore” (graphos) dell’icona (in quanto proveniente da Dio l’icona ha lo stesso valore della parola scritta, dei testi sacri), nell’eresia. Per evitare pericolose deviazioni dall’ortodossia, religiosa quanto figurativa, le regole cui gli iconografi sono chiamati ad attenersi sono codificate in appositi manuali, chiamati hermeneia.

Le icone ortodosse hanno un significato assolutamente particolare che trascende il loro valore artistico: la Chiesa ortodossa non pratica, infatti, una netta distinzione tra morti e vivi e tratta i santi come se fossero ancora in vita. Li venera, ma non li adora (in quanto l’adorazione è un sentimento che può essere riservato solo a Dio, pena la scomunica), e ricopre le pareti delle Chiese con icone che riproducono i loro volti.

Attraverso le icone, allora, i credenti possono entrare in contatto, visivo e talvolta fisico, con questi santi “viventi” che però godono della presenza di Dio in Paradiso.